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Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo: come affrontarla a scuola con attività e film
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La Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo, che ricorre ogni anno il 7 febbraio, rappresenta per la scuola un’occasione preziosa: non solo per sensibilizzare, ma per lavorare in modo strutturato su temi complessi, spesso presenti nella quotidianità degli studenti. Chi lavora ogni giorno in classe sa che questi temi emergono fin troppo spesso: nei rapporti tra pari, nel linguaggio, nei silenzi, nei conflitti che attraversano la vita scolastica.
Affrontare il bullismo a scuola significa quindi creare spazi di ascolto, riflessione e confronto, utilizzando strumenti adeguati all’età, al contesto e alle dinamiche della classe.
In questo articolo vediamo come affrontare la giornata contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola, con attività didattiche mirate e film educativi pensati per accompagnare studenti e docenti in un percorso consapevole.
Come affrontare bullismo e cyberbullismo in classe
Età, linguaggio e contesto: perché conta come se ne parla
Parlare di bullismo e cyberbullismo a scuola non significa solo scegliere cosa dire, ma soprattutto come dirlo. Ogni età vive questi fenomeni in modo diverso e li interpreta attraverso un proprio linguaggio, spesso lontano da quello degli adulti.
Nella scuola primaria, ad esempio, il bullismo raramente viene nominato come tale: emerge attraverso esclusioni, dinamiche di gruppo, giochi che diventano ripetizione o prese in giro normalizzate. Qui il lavoro educativo passa dal rendere visibili le emozioni, dal nominare ciò che spesso resta implicito, dal far emergere il punto di vista dell’altro.
Nella scuola secondaria, invece, il linguaggio cambia: i ragazzi riconoscono il fenomeno, ma faticano a collocarsi al suo interno. Il rischio non è tanto non capire cosa sia il bullismo, quanto non riconoscere il proprio ruolo, soprattutto quando si è “spettatori”. Nel caso del cyberbullismo, la distanza tra gesto e conseguenza rende ancora più difficile percepire l’impatto delle proprie azioni.
Anche il contesto della classe è determinante. Una classe abituata al confronto reagirà in modo diverso rispetto a un gruppo più chiuso o segnato da dinamiche pregresse.
Tenere conto di questi elementi non è un dettaglio, ma la condizione necessaria perché il tema venga accolto e non respinto.
Attività, domande e tempi: cosa serve davvero in classe
Quando si lavora su bullismo e cyberbullismo, ciò che fa la differenza non è l’attività in sé, ma come viene accompagnata.
In classe, una conversazione può partire da una situazione osservata dall’esterno (una storia, un personaggio, un episodio narrato) che permetta agli studenti di prendere parola senza sentirsi direttamente esposti. Le domande non servono a ottenere risposte corrette, ma a spostare lo sguardo: cosa avresti fatto al posto di…?, cosa rende difficile intervenire?, quando una battuta smette di essere un gioco?
Nella primaria, le attività privilegiano l’osservazione e l’immedesimazione; nella secondaria, possono diventare più argomentative, chiedendo agli studenti di prendere posizione, di riflettere sul silenzio, sulla responsabilità e sulle conseguenze, anche nel contesto digitale.
Il tempo è un elemento educativo centrale. Alcune riflessioni hanno bisogno di essere riprese, rilette ed attraversate più volte. È in questa continuità che il lavoro in classe smette di essere un intervento occasionale e diventa un percorso vero e proprio.
Il ruolo dei film nel racconto sul bullismo
Nel lavoro su bullismo e cyberbullismo, uno dei rischi più frequenti è la frammentazione: un’attività isolata, una discussione intensa ma breve, un momento che resta scollegato dal resto del percorso educativo. I film possono diventare un antidoto a questa discontinuità, a patto che non vengano usati come semplice “spunto occasionale”.
Il linguaggio cinematografico offre una distanza preziosa. Permette agli studenti di osservare situazioni complesse senza essere immediatamente chiamati in causa, di riconoscere dinamiche relazionali dall’esterno e di riflettere su emozioni e comportamenti che, se affrontati in modo diretto, risulterebbero più difficili da nominare.
Un film, però, non lavora solo nel momento della visione. Continua a produrre effetti prima e dopo: prepara il terreno, apre domande, rende possibile tornare su un tema con maggiore profondità. La forza dei film sta anche nella loro capacità di adattarsi a età e contesti diversi. La stessa storia può essere letta in modi differenti, generare riflessioni che cambiano, sostenere attività adattabili a seconda del grado scolastico. Ciò che cambia non è il contenuto, ma lo sguardo con cui lo si attraversa.
Quando inseriti all’interno di un percorso strutturato, i film permettono di tornare sui temi del bullismo e del cyberbullismo senza ripetizioni meccaniche, ma con nuovi livelli di consapevolezza. Offrono un filo narrativo che tiene insieme attività, domande e tempi, rendendo il lavoro in classe più coerente e significativo.
Il ragazzo dai pantaloni rosa come punto di partenza
Il ragazzo dai pantaloni rosa è un film che si presta al lavoro in classe perché non semplifica il tema del bullismo, ma ne mostra le responsabilità diffuse e l’intreccio tra vita scolastica e dimensione digitale.
La storia di Andrea permette di osservare come il bullismo non nasca da un singolo episodio, ma si costruisca nel tempo: attraverso piccole umiliazioni, silenzi, tradimenti della fiducia e, soprattutto, attraverso lo sguardo del gruppo. I pantaloni rosa non sono solo un simbolo di diversità, ma diventano il pretesto visibile per legittimare l’esclusione e normalizzare la violenza.
In classe, il film consente di lavorare su più livelli.
Con gli studenti più piccoli, l’attenzione può concentrarsi sulle emozioni del protagonista, sul senso di esclusione e sull’importanza dell’amicizia come spazio di protezione. Le domande possono partire da ciò che Andrea prova e da come cambiano i suoi comportamenti quando viene preso di mira, aiutando i bambini a riconoscere situazioni simili nella quotidianità
Nella scuola secondaria, il racconto apre invece a riflessioni più complesse: il ruolo degli spettatori e il peso del silenzio; la responsabilità delle istituzioni scolastiche; la differenza tra conflitto e violenza sistematica; il cyberbullismo come estensione della persecuzione, che non si ferma fuori dalla scuola.
Alcune scene chiave (ad esempio, il tradimento in classe, l’episodio dei pantaloni rosa, la scoperta dell’odio online) permettono di guidare il confronto senza forzature, lasciando emergere domande piuttosto che risposte immediate. Il film, infatti, non indica soluzioni, ma mette in evidenza ciò che spesso viene sottovalutato, ovvero l’accumulo, la solitudine e l’assenza di interventi tempestivi.
Usato come punto di partenza, Il ragazzo dai pantaloni rosa consente di costruire un percorso che va oltre la visione, aiutando gli studenti a leggere le dinamiche del bullismo come fenomeno collettivo e non come problema individuale.
È proprio questa possibilità di osservare, tornare sulle scene e adattare il lavoro all’età della classe a rendere il film uno strumento educativo efficace, soprattutto in occasione del 7 febbraio.
Cinemainclasse: un supporto per parlare di bullismo e cyberbullismo a scuola
Cinemainclasse nasce per supportare i docenti nell’uso del cinema come strumento didattico, offrendo:
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- percorsi tematici strutturati
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Un approccio che permette di affrontare temi come bullismo e cyberbullismo con consapevolezza, metodo e continuità.
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