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Il figlio di Saul
Il figlio di Saul rompe con la tradizione del cinema sulla Shoah scegliendo una prospettiva radicale: la telecamera resta incollata al volto e alle spalle del protagonista, lasciando l’orrore delle camere a gas e dei forni crematori sfocato sullo sfondo o relegato a una colonna sonora terrificante e incessante. Saul è un uomo già “morto dentro”, ridotto a un automa dalla macchina di sterminio nazista, finché un barlume di ossessione non lo risveglia. Il film segue le frenetiche ore di Saul all’interno del campo mentre cerca di proteggere il corpo di un ragazzo che sostiene essere suo figlio. Questa ricerca impossibile si intreccia con i preparativi reali della storica rivolta del Sonderkommando dell’ottobre 1944. Mentre i suoi compagni lottano per la sopravvivenza collettiva e per testimoniare l’orrore al mondo esterno, Saul si dedica a un compito apparentemente inutile e rituale. Questa “follia” diventa la sua forma di resistenza più estrema: in un sistema progettato per cancellare l’individuo e ogni traccia di sacralità, l’ostinazione di Saul nel voler celebrare un funerale diventa l’estremo tentativo di restituire dignità a un essere umano, trasformando un luogo di morte industriale in uno spazio di pietà religiosa e paterna.
Cast:
Géza Röhrig, Levente Molnár, Urs Rechn
Regista:
László Nemes
Anno:
2015
Lingua originale:
Inglese
Curiosità
Elie Wiesel ha elogiato il film.
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