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Il discorso del re
Negli anni trenta del Novecento, il principe Albert, duca di York e secondogenito del re d’Inghilterra George V, vive nel terrore dei microfoni a causa di una grave e invalidante balbuzie che mina la sua autostima e lo rende inadatto ai doveri formali della corona. Dopo il fallimento di numerosi medici tradizionali, la devota moglie Elizabeth decide di consultare in segreto Lionel Logue, un logopedista australiano stravagante che vive a Londra e che pretende di lavorare alle proprie condizioni, esigendo un rapporto di totale uguaglianza e confidenzialità con il reale. Attraverso esercizi fisici insoliti e una profonda analisi psicologica delle origini del disturbo, Logue riesce lentamente a far fare progressi al principe, ma il percorso viene interrotto bruscamente dalla morte di George V e dalla successiva crisi dinastica causata dal fratello maggiore di Albert, David, che abdica al trono per sposare l’americana pluri-divorziata Wallis Simpson. Albert si ritrova così incoronato sovrano con il nome di George VI proprio mentre l’Europa si avvia verso il baratro della dittatura nazista e il popolo britannico ha un disperato bisogno di una guida solida. Nonostante le tensioni della corte e la scoperta che Logue non possiede una laurea in medicina ma solo una grande esperienza sul campo, il re rinnova la sua fiducia nell’amico per prepararsi alla prova più difficile della sua vita. Il film culmina con l’annuncio radiofonico della dichiarazione di guerra alla Germania nel 1939, durante il quale, sotto la direzione silenziosa e rassicurante di Lionel all’interno della cabina di trasmissione, George VI riesce a pronunciare un discorso perfetto e toccante, conquistando il rispetto del suo popolo e dimostrando di essere il leader di cui la nazione ha bisogno.
Cast:
Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter
Regista:
Tom Hooper
Anno:
2016
Lingua originale:
Inglese
Curiosità
Per ricreare la storia il più simile possibile alla realtà, uno degli autori del film, David Seidler, si è servito di alcuni diari di Lionel Longue, posseduti da uno dei suoi figli. Per poterli utilizzare e visionare, la produzione del film ha dovuto ottenere il consenso da parte della Regina Madre, che concesse la visione dei diari e il loro utilizzo per la pellicola, a patto che il film venisse girato dopo la sua morte.

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